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LA TESTA:

La testa è l’elemento più caratterizzante di ogni razza e nel nostro cane vi sono particolari che lo distinguono in modo evidente da tutti le altre razze affini.

La sua testa è larga e nonostante la conicità piuttosto corta. Inoltre, mentre per il maremmano si parla di cranio convesso sia di prospetto che di profilo, quello dell’abruzzese è piuttosto piatto che implica di prospetto una base cranica più larga e di profilo mostra una tendenza alla divergenza degli assi cranio –facciali.
In particolare le due teste si distinguono nei rapporti lunghezza – spessore del muso.
Lo standard del Maremmano recita che il muso all’altezza della commessura labiale misura 5/10 della sua lunghezza. Questo significa che lo spessore è pari alla metà della lunghezza.
Nell’abruzzese invece, in quel punto, ovvero dove la mascella si fonde con il cranio, lo spessore del muso complessivo è pressoché pari alla lunghezza o di poco inferiore.
Di fatto il muso dell’abruzzese è notevolmente più potente di quello del maremmano e delle altre razze imparentate. L’Abruzzese tende anche per questo ad una leggera abbondanza di labbro.
Anche questo maggiore sviluppo di mandibola e mascella è da ricondurre alla sua funzione.
Ovviamente non è da attribuire alle “continue” lotte contro lupi e altri predatori selvatici ma sicuramente ha inciso in modo determinante la vita nel branco e le continue lotte gerarchiche come anche la difesa del gregge nei confronti di cani inselvatichiti.


LA CODA :

Anche la coda costituisce elemento fondamentale nelle differenze morfologiche ma non solo.

Nel maremmano la coda ha fatto la fine di quella del Pastore Tedesco, portata bassa a riposo e a sciabola , all’altezza della linea dorsale quando è in movimento. Questo è il risultato di una selezione umana che segue un preciso trend cinofilo.

Così come nei cani da caccia, per quelli che lavorano nel sottobosco, si taglia la coda per evitare inutili ferimenti, nel nostro cane la natura gli ha dato una coda non eccessivamente lunga e raramente portata bassa. Questo verosimilmente a causa della vegetazione irta e spinosa presente sui monti da esso popolati. Anche se questa è una teoria di evoluzione del fenotipo ancora tutta da dimostrare, non per questo risulta poco probabile. Come elemento tangibile abbiamo il fatto che le code di fatto sono più corte e portate più alte che nel maremmano.

Il dato forse più inconfutabile nel portamento della coda è l’influenza del carattere innato nel cane che vive in branco. Come in ogni società di animali ove vige immancabilmente una rigida legge gerarchica, la mimica ed i gesti sono fondamentali per la comunicazione. Così ogni maschio dominante tende ad aumentare otticamente le proprie dimensioni per mostrare la propria supremazia. Ecco del perché della coda elevata sulla groppa. Questo gesto, come ci insegna l’etologia, si ripete nel cane vigile in stato di allarme sia per avvertire il resto del branco sia per intimorire l’avversario.
Questi atteggiamenti sono andati perduti nei cani allevati in compagnia di umani e a scopi prettamente cinofili, quando non addirittura eliminati per l’appunto volontariamente attraverso una selezione mirata.

IL CARATTERE

Spesso le cose che non sono percepibili a vista sono quelle di maggiore importanza. Questo vale tanto per gli esseri umani quanto per il mondo animale e quindi anche per il nostro cane.

Il carattere del cane da gregge abruzzese è fondamentale per assolvere alla sua funzione. Deve essere un cane dotato di una buona aggressività e di notevole coraggio per affrontare lupi ed altri predatori ma deve a sua volta essere privo dell’istinto di predazione. Esso deve costituire una garanzia e non un ulteriore rischio nella convivenza con gli ovi-caprini ed altri animali da cortile presenti negli allevamenti. Questo cosiddetto “affiatamento” (legame indissolubile di convivenza) si è formato nei millenni nelle fasi dell’imprinting adolescenziale che via via si è andato fissando geneticamente. Ma anche queste cose con il tempo possono andare perdute. Noi abbiamo la dimostrazione vivente, ovvero l’attuale maremmano. Originatosi dal cane da gregge puro si è con il passare degli anni adattato alle nuove esigenze ed alle nuove funzioni, perdendo man mano il contatto con le proprie origini e con le originarie attitudini.
La prova ce l’ha data l’esperimento del Prof. Coppinger, biologo e cinotecnico di fama internazionale, docente presso lo Humpshire College del Massachussets (USA) quando nei primi anni ’80 è venuto in Abruzzo per studiare i cani pastori abruzzesi, prelevandone alcuni per metterli al confronto con altre razze aventi la stessa funzione (Montagna dei Pirenei, Sharplaninaz ecc.). I risultati furono sorprendenti in quanto il nostro cane si dimostrò il più affidabile. Quando in base a ciò il Prof Coppinger decise di prendere un numero congruo di questi cani da fornire alle aziende nei vari stati del continente nordamericano, fu costretto a ripiegare su soggetti di allevamenti cinofili del centro-nord. Questo avvenne sia per l’impossibilità di reperirli in Abruzzo in quanto l’allevatore di ovini che possedeva dei cani idonei al lavoro se ne guardava bene di privarsene ed anche perché la maggiore disponibilità di cani da vendere restava tra gli allevatori cinofili .
Il risultato fu che gli allevatori di ovini d’oltre continente furono costretti ad abbattere i cani ricevuti perché erano divenuti essi stessi i carnefici delle pecore da accudire.

Un altro elemento fondamentale è appunto un forte equilibro nel carattere. Essendo il nostro guardiano spesso lasciato solo nelle decisioni ma anche a causa del suo carattere indipendente, è importante che esso non si lasci andare ad atteggiamenti di aggressività gratuita. Nelle sue reazioni a degli stimoli ci deve sempre essere un nesso di causalità. Eccesso di aggressività o eccesso di paura (che sovente si trasforma in una forma di aggressività isterica) possono divenire deleteri.

Anche qui, il maremmano, avendo subito una selezione basata esclusivamente su esigenze morfologiche dovute alla necessità di vincere nelle esposizioni per vendere tanto e bene, attraverso (come del resto in altre razze) un eccesso di accoppiamenti consanguinei, in molti soggetti ha causato un notevole squilibrio caratteriale. Questo ha fatto si che, con l’andar del tempo, nell’immaginario collettivo questo cane viene considerato di non facile gestione se non addirittura pericoloso.

Per conto nostro, avendo una popolazione di cani, sotto questo punto di vista da considerare sana, dobbiamo esclusivamente eliminare quelle linee di sangue tendenti al tipo molosso (inteso in questo caso sempre riferito al carattere) che mostrano una notevole aggressività anche verso le persone, dal momento che al giorno d’oggi non abbiamo più problemi con i furti di ovini sui pascoli. Semmai ci troviamo di fronte l’esigenza di salvaguardare il gregge dagli attacchi dei predatori, garantendo contemporaneamente l’incolumità ai turisti montani che spesso tracciano i percorsi dei pascoli ricadenti nelle aree destinate a riserve naturali, giustamente frequentate dagli appassionati.

ELEMENTI FONDAMENTALI CHE DISTINGUONO QUESTA RAZZA DA ALTRE SIMILI O AFFINI

Tornando a ribadire che, così come sono presunte ma verosimili le comune origini tra il Maremmano, il Kuvasz, il Tchouvatch slovacco, il cane da Pastore dei Tatra e l’Abruzzese, così è indiscutibile la medesima origine, fino a tempi recenti, tra il Maremmano e l’Abruzzese. Di fatto l’attuale Maremmano non è altro che l’abruzzese trasformato dal diverso habitat, dalle differenti funzioni attribuitegli e dall’ingresso ufficiale nella cinofilia. Infatti, già agli albori dell’ingresso nella cinofilia ufficiale 1922 -24 e poi 1938 si parlava del cane da pastore del tipo maremmano e del tipo abruzzese, così come sostenuto dallo stesso Solaro. Pertanto, tornando all’oggetto del tema le differenze strutturali erano evidenti già allora e non sono certo diminuite dopo quasi un secolo di sviluppo disgiunto.

L’attuale Maremmano ha delle angolature posteriori ( linea di tibia e perone rispetto a asse del tarso e metatarso ) piuttosto chiuse che di fatto abbassano il posteriore e consentono una falcata più ampia e quindi un movimento radente, ben considerato nelle esposizioni ma che nulla ha a vedere con le esigenze di movimento del cane da gregge che vive prevalentemente in montagna e comunque si muove in prevalenza su terreni sconnessi.

Vi sono una serie di studi sui canidi che dimostrano come la costruzione degli arti ed il movimento sono in stretta connessione con l’habitat rispettivamente popolato ed il tipo di attività svolta (nel caso dei canidi selvaggi p.e. il tipo di caccia). I primi studi sul movimento sono nati sui cavalli e solo in tempi più recenti ci si è dedicati allo studio del movimento nei cani.

Il cane da gregge abruzzese si muove appunto su terreni impervi, seguendo il gregge che si muove brucando. Per cui si può considerare un camminatore. Il suo trotto è breve e raccolto con una elevazione tale che gli consente di valicare le impurità del terreno. Le sue angolature posteriori piuttosto aperte non gli permettono un movimento molto ampio e per tale ragione passa con l’aumentare della velocità rapidamente al galoppo.

Riassumendo, la sua funzione nonché l’adattamento al terreno ne fanno un cane, anche se fuori dal quadrato, piuttosto corto e quindi d’aspetto compatto con angolature posteriori poco chiuse ed una groppa che soventemente tende a superare la linea dorsale anziché restarne al disotto.

UNO DEGLI ELEMENTI SCIENTIFICI CHE DIMOSTRANO L’ORIGINE AUTOCTONA DEL CANE DA GREGGE ABRUZZESE E’ L’ISOLAMENTO TERMICO ATTRAVERSO IL PELO “BIANCO”:

Il Cane da Gregge Abruzzese, esposto a temperature sia molto rigide come a temperature piuttosto elevate dovute alla lunga esposizioni diretta ai raggi del sole, appunto per il suo adattamento a queste elevate escursioni termiche ha sviluppato nel tempo un pelo simile agli orsi ed ai lupi polari.

La particolarità sta nel fatto che il pelo di questi animali è per cosi dire termico. La sua proprietà, che si trova anche in altri animali selvatici che abitano l’alta montagna, sta nella capacità di assorbire il calore per un verso e allo stesso tempo, quando necessita, isolare dal caldo eccessivo. Questa proprietà è dovuta al fatto che i singoli peli non sono di colore bianco, dovuto ad una forma di albinismo ma di fatto trasparenti e per di più cavi. Per la trasmissione del calore fungono da fibre ottiche che attraverso il riflesso conducono la luce (intesa sia come raggi infrarossi sia come raggi ultravioletti), e quindi il calore, dalla estremità fin sulla superficie cutanea. Di contro, proprio a causa della cavità di questo pelo, che quindi nel suo nucleo è costituito da bolle d’aria, esso funge anche da isolante contro l’eccessivo calore, appunto come una barriera formata da una infinità di piccole camere d’aria. Per cui il colore bianco altro non è che l’effetto ottico del riflesso degli spettri della luce.

E’ scientificamente provato che i geni che trasmettono le informazioni relativi al colore del pelo sono tanti e che a seconda delle combinazioni possono creare dei peli bianchi o che sembrano tali senza che di fatto si tratti d’una forma d’albinismo.

Esiste un piccolo cane le cui origini risalgono al XII secolo a.C. di presunte origini africane ma conosciuto meglio in Cina, il Chinese Crested Dog. Questo piccolo canide è di fatto nudo e ha dei ciuffi di pelo bianco solo sulla testa e sull’estremità della coda. Spesso però nelle cucciolate nascono dei soggetti con un velo di pelame bianco che sono favoriti rispetto agli altri in quanto attraverso questi peletti, anch’essi cavi, riescono ad eliminare il calore in esubero, questo perché la conduzione a mo di fibra ottica funziona in ambedue le direzioni. In questo modo sono meno delicati rispetto ai fratelli completamente nudi. Nei testi che parlano di questa particolare proprietà del pelo in questa razza si cita come unico altro esempio esistente tra le razze canine il cane da pastore abruzzese.

Le fonti che narrano di questi elementi di fenotipo e biogenetica: “ Adams R. in “Grosses Lehrbuch der Kynologie” (Il grande saggio di Cinologia) Berlino 1991, Tomlin A.” Bionik Strategies” Bloomington 1995, Remane, Storch e Welsch, “Lehrbuch der Zoologie” (libro per l’insegnamento della Zoologia) Stoccarda – New York 1989 e Kaestner A. “Lehrbuch der speziellen Zoologie” (libro per l’insegnamento della Zoologia specifica), Stoccarda – New York 1980;” sostengono che questo tipo di pelame viene sviluppato solo in condizioni climatiche particolari, soggette a forti escursioni termiche e repentini cambi di temperatura. In questi saggi tra l’latro, quando si parla di razze canine asiatiche e del centro Europa a pelo cavo, viene indicato il cane pastore abruzzese.

 Aspetti fisiologici ed etologici dell'aggressività (pdf)

“IL Comitato tecnico dell’ACGA”